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Article on ADtoday by Alessandra Quattordio came out today about my collection No Rice, No Life!!!

http://adtoday.it/asia-mon-amour/ 

 

UN ESORDIO IN PIENA REGOLA PER LA GIOVANISSIMA BEA BONGIASCA CHE, FIGLIA D’ARTE (LA MADRE È ANDREINA LONGHI PROPRIETARIA DELLO STORICO STUDIO DI PUBBLICHE RELAZIONI ATTILA & CO), SI AFFACCIA DURANTE LA FASHION WEEK MILANESE AL MONDO DELLA MODA E DEL GIOIELLO PRESENTANDO UN’ORIGINALE COLLEZIONE DI PREZIOSI CHE FONDE IN SÉ CULTURA ORIENTALE E OCCIDENTALE. IL VERNISSAGE AVVIENE IL 19 SETTEMBRE A MILANO IN UN LUOGO CULT, IL CONCEPT STORE 10 CORSO COMO, ALLESTITO PER L’OCCASIONE DA CHRISTOPH RADL, NOME ASSAI NOTO DEL DESIGN, NON NUOVO A IMPRESE ESPOSITIVE DI GRANDE PRESTIGIO. L’INTERPRETAZIONE FOTOGRAFICA DELLA COLLEZIONE “NO RICE, NO LIFE” DI BEA È STATA INVECE AFFIDATA ALL’IMPECCABILE OBBIETTIVO DI GIOVANNI GASTEL..

Sono realizzati con tecniche d’alta gioielleria i pezzi firmati da Bea Bongiasca, che ha fondato a Milano nel 2013 l’omonimo brand non appena terminati gli studi alla Central Saint Martins di Londra (crogiolo dei trend dell’arte d’avanguardia), dove ha frequentato i corsi di Jewellery Design.

La dimensione internazionale di cui l’artista ha potuto appropriarsi sulle rive del Tamigi le ha permesso di allargare lo sguardo ad ampi orizzonti. Non a caso “No Rice, No Life” è il nome di questa sua prima collezione totalmente “made in Italy” che esplicitamente rende però omaggio all’Asia e alle sue icone. Dal riso, uno dei leitmotiv dei suoi gioielli, infatti nasce la vita, anzi il piccolo, candido chicco ne è esso stesso “preziosissimo” simbolo. Dalla perla, di cui la designer ama in modo particolare la tipologia mabè, scaturisce il fascino di tante creazioni ornamentali ispirate all’Oriente ma anche l’allusione al peso che ha assunto il suo valore economico. A tutto questo Bea ammicca ironicamente nelle sue creazioni anche attraverso espressioni linguistiche impresse su smalto. Dunque non mancano mai implicazioni antropologiche e sociali in questi monili che rappresentano garbati racconti, densi di significato culturale, estetico e umano. Comme il faut per ogni vero gioiello, che è sempre specchio degli scenari dell’epoca in cui viene concepito.

A noi scoprire dunque il senso più o meno misterioso degli ideogrammi cinesi, o dei vocaboli inglesi, che sono stati scelti dall’artista per suggellare il messaggio che ogni pezzo è destinato a comunicarci.

Autore: Alessandra Quattordio